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L’Associazione di Psicologia Individuale Alfred Adler di Milano ha scelto, come proprio logo, la scultura bronzea del serpente posta sulla colonna di porfido all’interno della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, pensando ad un simbolo che potesse rappresentare la tradizione storica e culturale milanese.

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Cenni storici

La Bibbia racconta che tutto iniziò quando Mosè, per convincere il Faraone che le sue parole venivano da Dio, buttò in terra il bastone di Aronne e questo si trasformò in serpente. Il Faraone chiamò i suoi maghi che ripeterono l’incantesimo, ma, a prova della superiorità del Dio di Mosè, il serpente del patriarca mangiò i serpenti dei maghi del Faraone.

Il serpente ritorna nella Bibbia quando Dio, in seguito alle lamentele per la durezza del viaggio nel deserto, mandò fra gli Israeliti dei serpenti velenosi che fecero numerose vittime. Il popolo, pentito, si rivolse a Mosè affinché pregasse Dio di allontanare i serpenti. Dopo che Mosè ebbe pregato, Dio gli ordinò di forgiare un serpente di bronzo e di collocarlo in alto in modo tale che tutto il popolo potesse vederlo. Chiunque fosse stato morsicato da serpenti velenosi, si sarebbe salvato, guardando il serpente di Mosè.

Con il passare degli anni, il serpente diventò un idolo e né i sacerdoti, né i re, né i profeti riuscirono a sradicarne il culto, finché re Ezechia di Giuda (716 a.C.-687 a.C.), con grande coraggio, distrusse tutti gli idoli, anche il Nehustan, il serpente di Mosè.

La scultura bronzea posta nella basilica di Sant’Ambrogio, che nel passato si pensava fosse quella di Mosè, fu portata a Milano dal Vescovo Arnolfo II da Arsago intorno all’anno 1000. Arnolfo la ricevette in regalo dalla principessa Stefania, promessa sposa dell’imperatore Ottone III.

Arnolfo II, vescovo di Milano, era partito da qualche mese alla volta di Costantinopoli, recando con sé magnifici doni per rendere omaggio alla principessa e riportarla in patria al suo imperatore, ricevendo in cambio altrettanti mirabili e

misteriosi regali. Il giorno della partenza, in un baule affidato ad Arnolfo, vennero posti i due doni più preziosi: una testa in bronzo in grado di rispondere, con voce umana, alle domande che le venivano poste e un serpente in bronzo che si diceva fosse quello forgiato da Mosè.

Quando finalmente Arnolfo arrivò al porto di Bari, poté constatare di persona la veridicità delle predizioni fatte dalla testa di bronzo qualche giorno prima a bordo della nave: l’imperatore Ottone III era morto. Sulla nave vennero ricaricati i preziosi venuti dall’Oriente, compresa la stupefacente testa di bronzo. La Principessa Stefania dovette risalire sulla nave per tornare in patria e ad Arnolfo restò soltanto il serpente di bronzo come pegno per i suoi servigi.

Il vescovo non si trattenne oltre a Bari e tornò immediatamente alla sua amata diocesi di Milano, portando con sé il meraviglioso regalo della principessa. Appena giunto decise di far collocare il serpente su una colonna di porfido dell’Elba nella basilica di Sant’ Ambrogio dove tutt’ora si trova ed è possibile ammirarlo.

Saputo dell’arrivo del misterioso manufatto orientale, i Milanesi presero d’assalto la Basilica per ammirare l’oggetto sacro. In breve si diffuse la voce che toccando il serpente sarebbero state guarite le malattie intestinali, in particolare le parassitosi. La credenza, in parte, viene onorata ancora oggi.

Secondo le profezie bibliche, nel giorno del giudizio, il serpente di bronzo scioglierà le sue spire e diventerà di carne; dopo aver fatto sibilare la lingua per tre volte tornerà, strisciando alla Valle di Josafat dove le mani di Mosè lo forgiarono.